Pubblichiamo la riflessione sul voto amministrativo da
parte di Rifondazione Comunista nella città di Lamezia.
“E infine ha vinto
Paolo Mascaro con il suo nutrito gruppo di liste e candidati. Perché è
accaduto? Perché Lamezia è fondamentalmente una città con un Centro-Destra
forte che ciclicamente riemerge e si riprende il potere? Vi è sicuramente una
qualche verità in questa affermazione, resa evidente anche dai risultati
elettorali di passate competizioni. Perché è piaciuto di più l’avvocato stimato
del medico stimato, il capopopolo dagli eccessi verbali rispetto allo scout
minimalista e sorridente? Forse. Ma questa volta c’è qualcosa di più: la
partita si è svolta quasi tutta tra i contendenti di Centro-Destra, con un
Centro-Sinistra ristretto nel numero delle liste, decisamente esile e molto
poco alternativo sul piano ideale e politico. Tra i due, Mascaro e Sonni,
scambi di battute e generosi complimenti ma solo pallidi e generici riferimenti
al contesto cittadino, ai suoi mali endemici, alle questioni sociali irrisolte.
Imperturbabile Mascaro di fronte alle responsabilità politiche di suoi
candidati e alleati e davanti alla scure giudiziaria che ne ha cancellato
alcuni. Sin troppo sorridente Sonni, di fronte a un Centro-Sinistra costellato
qua e là di candidati trasformisti, con i candidati a sindaco delle primarie
scomparsi dalla campagna elettorale; ma anche lui reticente sui problemi veri
di questa città della quale ultimamente la Magistratura ha tracciato il disegno
sociale oltre che criminale".
"Ha vinto Paolo Mascaro con una opzione di
Centro-Destra che vuole dirsi apolitica e che risulta modernamente
a-democratica. Ha perso il Centro Sinistra che, pur parlando di partecipazione
e democrazia, ha nei fatti svuotato di senso queste parole, mostrandosi come un
coacervo di bande rivali, con molti trasformisti al suo interno, incapace di
rappresentare una idea di politica e di comunità attrattiva per i cittadini di
Lamezia. Mascaro ha vinto e con lui, anche se non direttamente suoi alleati,
entrano in consiglio comunale i rappresentanti della estrema Destra, quelli che
fanno politica in città usando il disagio sociale dei più poveri contro altri
poveri ed emarginati (Rom, Migranti). Restano fuori dal consiglio comunale,
nonostante i voti ricevuti, i Cinque Stelle di Pino D’ippolito con i quali vale
la pena interloquire e discutere. Mascaro ha vinto in una campagna elettorale
dove per la prima volta dopo moltissimi anni è mancata una lista di Sinistra.
Questa assenza, dolorosa e sofferta, segno di una sconfitta di cui sento di
portare una parte significativa di responsabilità, ha impedito ad una area
sociale e politica di sentirsi rappresentata, ha contribuito al senso di
estraneità che molti hanno provato in questa campagna elettorale votando per il
meno peggio o astenendosi. L’altra Sinistra, quella al governo della città,
mimetizzatasi cinque anni fa nelle liste del sindaco accuratamente depurate di
ogni connotazione di parte, si è riproposta oggi con Lamezia Insieme, che,
nonostante il lodevole lavoro di aggregazione compiuto da Rosario Piccioni, nel
simbolo come nelle sue parole chiave, ha troppo ammiccato alla vulgata
dominante che consiglia di non nominare parole scomode né soggetti sociali
oramai invisibili, ma piuttosto di fare riferimento a metodologie e a strumenti
che possono valere per ogni schieramento".
"Mascaro ha vinto sui 10 anni di Gianni Speranza,
politico di lunga esperienza, che ha portato alle estreme conseguenze la sua
cultura della mediazione che da strumento intelligente e necessario si è via
via trasformato in un’opera di stravolgimento delle ragioni del proprio
schieramento e della Sinistra e a volte in una concessione alle istanze
dell’avversario. Gianni Speranza ha voluto governare anche senza maggioranza la
prima volta e con una maggioranza sempre più frammentata e divisa la seconda,
anche con assessori provenienti dal campo avverso, culturalmente oltre che
politicamente estranei ad un progetto di Sinistra; e infine sottovalutando più
volte temi e questioni cari alla Sinistra e importanti per leggere con
efficacia gli attuali problemi della città, (Rom, Migranti, Periferie, Acqua
Pubblica, Rifiuti, Sanità, Antifascismo). Mascaro ha vinto nell’Italia di Renzi
che sta facendo piazza pulita di diritti e tutele e nella Calabria di Oliverio
che si è insediata con la più antidemocratica legge elettorale d’Italia,
sbarramento all’8%, mentre a Roma imperversa Mafia Capitale che inesorabilmente
mette sotto accusa schieramenti avversi. Che fare allora? Certamente una
opposizione intransigente a Mascaro in Consiglio comunale, nell’auspicio che
tutti insieme i cinque consiglieri del Centro Sinistra costruiscano azioni e
interventi volti ad aggredire i nodi strutturali del governo della città.
Ma dentro, e soprattutto fuori dall’aula consiliare, è necessario riprendere
senza rete una discussione e una pratica politica tesa a ricostruire un
progetto di Sinistra. Lo dico prima di tutto a me stessa, ai compagni e alle
compagne di RC, dei movimenti, di SEL, ma l’appello è rivolto a chiunque è interessato
ad una politica di sinistra e concretamente democratica. E’ necessario
rinominare e riattualizzare parole antiche ma non obsolete, affinché la
politica ridiventi importante e significativa per tutti quei cittadini che
hanno finito per abbandonarla, delusi da piccole e grandi corruttele e dalla
distanza, sempre più marcata, rispetto ai loro affanni quotidiani.
Bisogna ricostruire una Sinistra che riconnetta in un progetto comune di
cambiamento tutti coloro che oggi vivono in solitudine la loro condizione di
disagio, legando battaglie nazionali a vertenze locali significative, la difesa
dei beni comuni alla promozione di diritti sociali e di cittadinanza.
Dobbiamo tornare tutte e tutti, con strumenti conoscitivi più adeguati, ad un
lavoro di approfondimento dei problemi, all’inchiesta sociale, alla denuncia
rigorosa di ogni ingiustizia, evitando di ridurre la politica ad un affare di
corrotti o di bravi ragazzi, di neutre competenze o di astratta legalità.
Dobbiamo nuovamente proporre una politica che crei coscienza di sé e della
società, che si nutra di pratiche sociali condivise, che lotti contro vecchie e
nuove disuguaglianze, che crei progetti di inclusione sociale; una politica
sinceramente partigiana, nel senso letterale di prendere le parti di qualcuno o
di qualcosa, nominando l’avversario o gli avversari, animando un conflitto non
fine a se stesso ma volto a costruire le ragioni di una scelta, di un
programma, di una idea di città".