Un’occasione per incontrarsi e trattare insieme
i temi legati al diritto di asilo , la Giornata Mondiale del Rifugiato è stata
celebrata a Palazzo Nicotera – causa concomitanza di altri eventi con 5 giorni
di posticipo sulla data nazionale – alla presenza di numerosi operatori del
settore ed esperti internazionali: il responsabile degli Sprar locali Roberto
Gatto, il responsabile dell’ Arci Pasqualino Scaramuzzino, il cooperante e
ricercatore Edgar Serrano, il responsabile dell’Associazione “Un ponte per”
Domenico Chirico, il vice prefetto Gallo, il responsabile immigrazione, già
vice presidente Arci, Filippo Miraglia ed infine Enza Papa a fare le veci di
Daniela di Capua, direttrice Sprar. Ad introdurre la toccante testimonianza di
un rifugiato di origini birmane, fuggito dal Bangladesh. La conferenza è
stata preceduta da un saluto del neosindaco Paolo Mascaro, che ha dichiarato :
“Ci tenevo ad essere qui, e constato con orgoglio che la città ha dimostrato
già negli anni scorsi notevole interesse per temi di grande valore sociale, e
ne va reso atto a chi mi ha preceduto. La mia rassicurazione è che il tracciato
della precedente amministrazione sarà in questo senso portato avanti. Finito il
dispiegamento delle pratiche burocratiche relative al mio insediamento sarò
pronto ad accogliere le proposte di chi opera in questi progetti, contribuendo
a mantenere l’immagine di una città solidale.” Molto meno rassicuranti i
dati riportati dalla lunga e dettagliata relazione di Edgar Serrano, che ci
mostra un’Europa che finge d’impegnarsi mettendo in piedi manifestazioni come
l’Expò ma si rifiuta di andare alla radice del problema, non solo rispetto alle
guerre ma anche rispetto alla fame: parliamo del Land Grabbing, cioè l’acquisto
massivo di terreno coltivabile a basso costo da parte delle multinazionali nei
paesi a sud del mondo. Interi villaggi espropriati, persone che perdono la
possibilità di alimentarsi, conseguenti conflitti e migrazioni. Un fenomeno dai
numeri impressionanti, ma di questo l’Europa non vuole parlare. Ancora,
nell’intervento di Chirico, il sistema criminale che gestisce in Libia il
traffico dei barconi, un’organizzazione che gestisce gran parte del territorio
e che ha già tentato una trattativa con L’Europa, chiedendo di essere
riconosciuto come soggetto politico per avanzare delle richieste in cambio di
una tregua. Poi, dopo il viaggio, tempi lunghi per domande d’asilo e permessi
di soggiorno. E la deriva razzista. “Ma dobbiamo smettere di far guerra alla
guerra” chiosa il vice prefetto.
